Ciao Luigi!

18 Jan , 2021

Proprio l’altro ieri si parlava di lui in cucina, in uno dei tanti momenti di pausa in questo periodo di lavorar diverso per noi della ristorazione. Abbiamo chiesto a nostro papà: da quanti anni prendi i vini a Gregoletto? “Dal 1980 circa”. Quarant’anni. Si può dire, quindi, che le nostre avventure nella ristorazione, dal Rifugio Rumor fino ad ora al Macafame, abbiano sempre avuto la costante di Gregoletto, ad accompagnarci quasi come un portafortuna.
Luigi ci ha lasciato stamattina, e dico “ci” come si dice di una persona di casa, perché Gregoletto coi suoi vini è sempre stato di casa, e il suo vino è sempre stato quello della casa, da noi, soprattutto nell’ultimo decennio. Premiato nel 2016 dalla FIVI come vignaiolo dell’anno, teneva tantissimo al rapporto con i clienti/amici, e quindi si arrangiava con le consegne – di vini ma non solo: splendidi musetti e sopresse – anche passati gli 80 e 90 anni: un cartone da 12 per braccio! Non era imponente nella stazza ma che fosse di grande statura lo si vedeva ad occhio nudo. Amante del territorio della pedemontana veneta e della sua storia, spesso spendeva del tempo a raccontaci aneddoti e vicende.
Durante una delle tante consegne, Luigi ci narrò gli inizi della sua longeva attività di vignaiolo. In periodo di guerra tutta la parte maschile della sua famiglia era impegnata al fronte e le vigne, per lo più poste in erte terrazze, necessitavano di attenzioni e quindi di trattamenti.
Al tredicenne Luigi viene chiesto di caricarsi la pompa in spalla e di portare avanti il lavoro.
“Quella pompa”, amava dire, “è ancora appesa in cantina, per ricordarmi che tutto è partito da lì”.

Sorrideva spesso della nostra Seicento “modificata” all’inizio degli Ottanta, con la quale andavamo a prendere il vino in cantina. Negli ultimi anni ci ha condotto ben due volte a Col Zanin, a vedere i suoi vigneti incontaminati e “antichi”, la villa acquistata di recente con la sua chiesetta, e a raccontarci l’epopea della sua famiglia.
L’ultima volta che ci siamo trovati a Premaor, siamo andati insieme da Gigetto, per uno dei pranzi più belli, tra la tradizione culinaria e la tradizione vitivinicola trevigiana.
Col suo stile autentico, sempre moderno e comprensibile, lucido custode e garante di un territorio che tra mille contraddizioni ha raggiunto un successo commerciale incredibile, ha conquistato anche le nuove generazioni e gli antagonisti del prosecco. Lo si vede in enoteca, dove vecchi amanti dei suoi vini si accavallano ai più esigenti intenditori dei vini artigianali e naturali.
Ci aveva chiamati l’antivigilia di Natale per gli auguri delle feste, come da tradizione, dopo che durante l’anno aveva inviato una lettera con una iniziativa a sostegno delle “sue” imprese nella ristorazione e ci era stato vicino, sinceramente umano e generoso, durante le difficoltà del virus.
Difficilmente ci dimenticheremo di lui. Un abbraccio fraterno alla sua famiglia, che porterà avanti il suo lavoro grazie ai suoi grandi insegnamenti.


Grazie Luigi.

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